Il mio augurio per te oggi

Il mio augurio per te è oggi è che tu sia in un posto felice.
Forse il mio augurio per te oggi è semplicemente che tu sia.

Dicono che sia molto comune diventare religiosi dopo un lutto. Ma come sempre per me è un caso a parte. Io non sono mai stata completamente atea prima e non sono diventata totalmente religiosa adesso.
Ho sempre creduto che qualcosa esistesse, seppure in qualche forma molto indefinita. La differenza è che adesso credere è diventato semplicemente un bisogno.
Quindi il mio augurio per te oggi è che tu sia da qualche parte in qualunque forma e che da quel luogo riesca a vedermi.
Perché mi rattrista il pensiero che tu ti perda le avventure dei miei ultimi 2, quasi 3, anni.
Non che siano avventure di chissà quale calibro, ma una madre, dicono, ha molto a cuore il futuro dei propri figli. E quindi mi rattrista che tu non sappia che, in qualche modo, sto seguendo le tue orme e che in quelle scuole inglesi penso spesso a quale sarebbe il tuo commento davanti a qualcuno che non lava la propria tazza con il sapone.
Mi rincuora, invece, poter credere che in qualche modo mi vedi. Che segui i miei percorsi e che, quando sogno, i tuoi consigli siano consigli veri, in qualche modo frutto di un’attenta osservazione.
Mi rende serena il pensiero che il tuo portarmi a Londra per mano in un sogno sia stata metafora di un futuro che si è verificato davvero. Che in quel momento mi stavi dando una direzione che per qualche strana ragione non ho faticato affatto a prendere. E su cui oggi sto decidendo di basare la mia intera vita futura.

Poi, certo, i più cinici direbbero che tutto questo non esiste, che è una mera proiezione mentale, che sto semplicemente cercando una giustificazione alla mia partenza, perché alla fine, chi resta, resta e ad andare via sono io.
Direbbero che i sogni sono una proiezione dei nostri desideri e che se il nostro desiderio è partire, ma c’è qualcosa che ci frena a farlo, prima o poi potremmo fare un sogno che dia una soluzione al nostro freno e che diventi una spinta in più a perseguire il nostro obiettivo.

Come dice Ralph Messenger, personaggio principale del libro che sto leggendo in questo periodo “Thinks…” a proposito del cervello e dell’anima:

“Everything that processes information [is a machine].
People go on stubbornly believing that there is a ghost in the machine however many times scientists and philosophers tell them there isn’t.”
David Lodge

Le scienze cognitive molto probabilmente hanno ragione e in futuro riusciranno magari anche a dimostrare l’inesistenza dell’anima o dell’aldilà.
In fondo ci sono giorni in cui anche io la penso così.
Ma oggi non è uno di quei giorni. Oggi, come tutte le seconde domeniche di maggio e tutti i 24 novembre o i 15 luglio e le feste comandate:

“Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi,
voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi e che come allora sorridi…” Francesco Guccini  – Canzone Per Un’Amica

E’ questo il mio augurio per te oggi: “che ancora mi ascolti e che come allora sorridi”.

P.S. Per chi non se ne fosse ancora ricordato oggi è la Festa della Mamma.
Google ha realizzato un doodle apposito per l’evento. L’immagine che segue è stata realizzata con quel doodle. Il disegno che viene fuori alla fine è molto casuale.
Ma è una strana coincidenza: mia madre adorava gli elefanti.

Immagine

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Doubts and decisions – E se poi va male che faccio?

“Forse la domanda che ti suonava in testa era: ‘e se poi va male che faccio?'” A.T.

E’ inutile starsela a raccontare. Quando si tratta di prendere delle decisioni ce la facciamo tutti addosso. Ci vengono in mente le scuse più banali a seconda dei casi.

Dobbiamo decidere quale università fare? Ci assilliamo con cose tipo: “troppo lontana, troppo costosa, gli amici non ci vanno, i genitori non vogliono, la città è troppo grande, le materie sono troppo difficili, troppo facili, troppo insignificanti…

Dobbiamo scegliere se aderire ad una proposta di lavoro? Allora via al repertorio dell’insicurezza: non fa per me, non mi prenderanno mai, non sarei capace, non sono portato…

E così via all’infinito a raccontarci che “evidentemente non siamo pronti”.

Come ho detto ad una cara amica ormai una ventina di giorni fa:

“Il punto non è ‘perché’ non eri pronta. Ma se stai facendo qualcosa per esserlo. E soprattutto se vuoi ancora essere pronta per cose come quella.” A.T.

Perché spesso quel tempo che impieghiamo a prendere la decisione fatidica non ci accorgiamo che ci sta già cambiando, e che alla fine di tutte le analisi dei pro e i contro dobbiamo comunque rifarcela quella domanda e accettarne la risposta. Accettare che se abbiamo cambiato idea non è necessariamente per codardia, stupidità o incapacità decisionale, ma semplicemente perché non siamo più chi credevamo di essere.

Crediamo di sentirci bloccati da fattori esterni, da persone, cose, situazioni, fatti. In realtà siamo noi il peggiore ostacolo al nostro stesso cambiamento.

“Non sono i posti che ci fanno sentire imprigionati, siamo noi che siamo imprigionati in noi stessi. E finché non iniziamo a far qualcosa dentro di noi non cambierà mai un cazzo.” A.T.

Dicevo anche questo alla mia amica, quando, dando voce ai pensieri, pensava di essere bloccata. Forse tutti noi ad un certo punto smettiamo di chiederci cosa vogliamo davvero. Smettiamo di anteporre la propria felicità alla felicità dei propri cari, non considerando che i nostri cari sono i primi a volere la nostra felicità.

Io in quest’ultimo periodo ho scelto di rinascere dalle ceneri. Di fare un enorme scatolone ed infilarci dentro tutte le cose che mi appesantiscono, tutti gli episodi che mi hanno deluso negli ultimi 3 anni, tutto ciò che non mi rappresenta più e lasciarmelo alle spalle. Dopodiché fare una raccolta di tutto ciò che ad oggi voglio tenere ancora e portare con me e cercare di partire.

Sì, dico cercare di partire, perché potrei sempre cambiare idea una volta finito di fare lo zaino.

Nel frattempo sono due i mantra che mi ripeto nella testa. Il primo è una citazione di Mark Twain:

“Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.”

La seconda è la canzone con cui ho iniziato questo lunedì:

Leaving Here – The Who (cover dei The Birds)

Buon  ascolto e buona giornata a tutti

Che tanto…

“Sai scrivere, non mollare”, diceva il mio professore di giornalismo ormai quasi 10 anni fa.
“Sai scrivere, non mollare” dicevano i miei primi tutor di stage che cercavano di incoraggiare la mia totale incapacità di fidarmi di me stessa.
“Sai scrivere, non mollare” diceva mia madre dopo aver letto uno dei miei primi racconti.
“Sai scrivere, non mollare” diceva il mio professore di latino al liceo.

“Scrivi. Non mollare”, dico io a me stessa oggi, forse per ricordarmi di quelle parole, o per riempire questo post senza lasciarlo in sospeso come ho fatto troppe volte negli ultimi anni.
E’ che con la scrittura sai dove cominci (a volte neanche quello), ma non sempre sai dove ti porterà. Quindi quella volta che il dubbio ti assale e ti senti senza una direzione…semplicemente lasci stare.

Io non voglio arrugginirmi così, non voglio ritrovarmi tra vent’anni davanti ad uno specchio a pensare “beh, dicevano pure che sapevi scrivere…ah se ci avessi creduto solo una volta”. No.

Penso che non ci deve interessare il nostro livello di bravura nello scrivere, ma la nostra esigenza di farlo. E lo scrivo per me, ma soprattutto per tutti quelli che si trovano nella situazione in cui ogni volta che pensano di voler scrivere un articolo, un romanzo, un racconto o anche soltanto il primo post di un blog, si fermano ad ascoltare quella vocina sfigata che dice loro che viviamo in un periodo in cui ormai scrivono tutti,

che tanto è inutile,
che tanto è tardi,
che tanto è presto,
che tanto non serve a niente,

che tanto…

A chi sente ancora quella vocina io dico di provare a mandarla a cagare e continuare a scrivere.
Ancora cinque minuti. Ancora uno.
Che tanto quella vocina sfigata…resta soltanto una vocina sfigata.

Tra un po’ il 2012 finirà

ed io non ho scritto praticamente nulla da quando sono migrata su wordpress.

Beh, è ora di ricominciare.

Ricominciare in tutti i sensi, perché da un po’ (un bel po’) di tempo a questa parte non mi sono fermata soltanto con la scrittura del blog, mami sono fermata in generale.

Non so bene come spiegare. E’ che un giorno ti svegli dopo tanto tempo e dici a te stesso: la mia vita sta cambiando molto e alla velocità della luce, ma allo stesso tempo non riesco ad assimilare i cambiamenti che io stessa metto in pratica. Very very strange.

Comunque, i cambiamenti cercherò di renderli visibili con ‘i fatti’ più che con le parole, per quelle ci saranno nuovi post, alcuni presi anche da cose accadute in questo periodo di stasi, cose che ho scritto qua e là.

Insomma, si riparte. E’ una promessa che faccio a me stessa stavolta.

E’ stato un brivido stamattina a..

..regalarmi un tuo ricordo.

Era tardi ed ero ancora a letto in dormiveglia.

Ad un certo punto un rumore di tacchi mi ha fatto sobbalzare.

Era l'abitudine delle domeniche mattina, di quando ti sentivo rientrare di colpo in casa e mi accorgevo di aver dormito fino a tardi e di non aver fatto le faccende che mi avevi detto di fare,

E' stato un ricordo inaspettato, improvviso, come una petite madeleine di proustiana memoria che comunque mi ricorda te ed i tuoi autori preferiti.

Prima che quei tacchi mi svegliassero ti avevo sognata tutta la notte. Eri felice, ridevi, scherzavi, dicevi che avevi capito tutto di me "ormai".

Ti sto sognando molto ultimamente. E' una cosa che mi dà molta forza, molta serenità.

So che quei tacchi erano dell'inquilina del piano di sopra. So che quel passo non era il tuo passo, non aveva lo stesso tuo calibrato ritmo svelto di sempre.

Ma dentro di me, preferisco pensare che sia stata tu a svegliarmi questa mattina.

Buongiorno. 

Laurea…

Beh…ve ne sarete accorti…non scrivo da Dicembre.
E nel frattempo mi ritrovo 3 lavori-lavoretti, mille cose da finire, una laurea specialistica terminata e tante cose bellissime da continuare a vivere.
Mi sembra sempre di più di essere circondata da persone che mi stimano. Ed è bello.
Ma a laurea ha portato tanti dubbi, tante perplessità…un sottilissimo e quasi impercettibile senso di smarrimento, perché anche se tutto procede come prima di finire sembra tutto diverso.
Dopo aver studiato una vita è stranissimo ritrovarsi a non farlo. Chi sta studiando e legge questo post probabilmente mi avrà già mandato a cagare 5 righe sopra…però davvero è strano.
E’ forse un po’ come ritrovarsi senza una persona o una cosa a cui ormai ci si era abituati.
Che poi ora diciamocelo, non hai più scuse…e tutto quello che finora hai rimandato a “dopo la laurea” è lì… e ti guarda di sottecchi chiedendoti: “beh, allora?”.
Forse è arrivato davvero il momento di organizzarsi la vita..