The London filter

In the whole world, London is the city where I have the biggest amount of memories with my family.

To me London means past.

The Tyrannosaurus Rex from Natural History Museum, so huge when I was a child.
The wind blowing on my cheeks on Tower Bridge while a picture of me sitting on my dad’s laps was being taken.
The Victorian House where my mum used to cook custard cream and Vicky the Viking watched with my sister sitting on the carpet.
The card game to learn the family members in English and a toy gun that caused alarm at the 1990 border control of Heathrow Airport.

To me London means a more recent past.
The first moments of peacefulness after coming out. Discovering a love for theatre and for English language.
London to me is and has always been a symbol for discovery, absolute freedom, energy and vitality. A place where it doesn’t matter what you wear, what you think, what you believe in, who you love, what you eat or what music you listen to. There’s everything, regardless.

This city, with its constant changing and evolution, makes you feel like if you arrived a minute ago even when you’ve been living here for two years. Its continuous evolution pushes you to constantly evolve both personally and individually. It’s a sense of discovery and exploration that makes you see everything in complete awe.

I have always been shocked by the feeling of possibility that this city brings to me. I have always felt like I could be everything I wanted to be and do anything I felt like doing, whether I had been here for just a minute or a thousand years, I couldn’t help feeling this incredible and energetic will to do more, to improve, to grow.

I often hear people here talking about a career change of path and I genuinely think that this motivation in exploring new possibilities is kind of contagious, other than brave. Leaving everything behind to create something else, something different, the sort of thing you wouldn’t have even conceived up to a year ago, seems to be part of the incredible ability London and Londoners have to transform.

I’ve heard of lawyers becoming waiters and teachers becoming lawyers. I’ve heard of marketing managers decide to become teachers and teachers deciding to become visual artists.

London to me is present (and a present). It means finding out what it’s like to be a TEFL teacher first and falling in love with SEN world after. It means my first Gay Pride Parade and my 30th birthday.

Through the London filter I’ve seen my life changing so many times that I can choose which moment of my life I want to recall every time I sit on St. Paul’s Cathedral’s steps or I walk along Southbank.

Recently, I’ve been thinking what would be like to move to a smaller place in UK, somewhere different from London, maybe smaller or more family like, just in case…
However, this place has become so important to me, that I feel like it’s a person, a friend that I am struggling to separate from.

I don’t know if London will be my present for ever, but what I definitely know is that it will be in my future. Somehow.

Doubts and decisions – E se poi va male che faccio?

“Forse la domanda che ti suonava in testa era: ‘e se poi va male che faccio?'” A.T.

E’ inutile starsela a raccontare. Quando si tratta di prendere delle decisioni ce la facciamo tutti addosso. Ci vengono in mente le scuse più banali a seconda dei casi.

Dobbiamo decidere quale università fare? Ci assilliamo con cose tipo: “troppo lontana, troppo costosa, gli amici non ci vanno, i genitori non vogliono, la città è troppo grande, le materie sono troppo difficili, troppo facili, troppo insignificanti…

Dobbiamo scegliere se aderire ad una proposta di lavoro? Allora via al repertorio dell’insicurezza: non fa per me, non mi prenderanno mai, non sarei capace, non sono portato…

E così via all’infinito a raccontarci che “evidentemente non siamo pronti”.

Come ho detto ad una cara amica ormai una ventina di giorni fa:

“Il punto non è ‘perché’ non eri pronta. Ma se stai facendo qualcosa per esserlo. E soprattutto se vuoi ancora essere pronta per cose come quella.” A.T.

Perché spesso quel tempo che impieghiamo a prendere la decisione fatidica non ci accorgiamo che ci sta già cambiando, e che alla fine di tutte le analisi dei pro e i contro dobbiamo comunque rifarcela quella domanda e accettarne la risposta. Accettare che se abbiamo cambiato idea non è necessariamente per codardia, stupidità o incapacità decisionale, ma semplicemente perché non siamo più chi credevamo di essere.

Crediamo di sentirci bloccati da fattori esterni, da persone, cose, situazioni, fatti. In realtà siamo noi il peggiore ostacolo al nostro stesso cambiamento.

“Non sono i posti che ci fanno sentire imprigionati, siamo noi che siamo imprigionati in noi stessi. E finché non iniziamo a far qualcosa dentro di noi non cambierà mai un cazzo.” A.T.

Dicevo anche questo alla mia amica, quando, dando voce ai pensieri, pensava di essere bloccata. Forse tutti noi ad un certo punto smettiamo di chiederci cosa vogliamo davvero. Smettiamo di anteporre la propria felicità alla felicità dei propri cari, non considerando che i nostri cari sono i primi a volere la nostra felicità.

Io in quest’ultimo periodo ho scelto di rinascere dalle ceneri. Di fare un enorme scatolone ed infilarci dentro tutte le cose che mi appesantiscono, tutti gli episodi che mi hanno deluso negli ultimi 3 anni, tutto ciò che non mi rappresenta più e lasciarmelo alle spalle. Dopodiché fare una raccolta di tutto ciò che ad oggi voglio tenere ancora e portare con me e cercare di partire.

Sì, dico cercare di partire, perché potrei sempre cambiare idea una volta finito di fare lo zaino.

Nel frattempo sono due i mantra che mi ripeto nella testa. Il primo è una citazione di Mark Twain:

“Twenty years from now you will be more disappointed by the things that you didn’t do than by the ones you did do. So throw off the bowlines. Sail away from the safe harbor. Catch the trade winds in your sails. Explore. Dream. Discover.”

La seconda è la canzone con cui ho iniziato questo lunedì:

Leaving Here – The Who (cover dei The Birds)

Buon  ascolto e buona giornata a tutti