8 Mile

Facciamo così: prometto che nei prossimi post farò di tutto per non essere negativa. Per non lamentarmi. Per non parlare delle cose che non vanno in Italia. Lo prometto, mi impegnerò.

Ieri sera ho visto 8 Mile. E nonostante Eminem non mi sia mai stato simpatico, devo ammettere che mi è piaciuto. Ricordo che quando uscì al cinema le persone che andavano a vederlo rimanevano deluse. “non si capisce niente, troppi sottotitoli”, “non ha una fine” e cose del genere. Io sarò anche di parte perché un po’ l’inglese lo conosco, però ho apprezzato la scelta di lasciare in lingua originale le parti rappate. Tradurle non avrebbe avuto senso.

Dalla musicalità delle parole rimate si capisce l’essenza del rap.

Come se ne capisce il senso dalle sue parole arrabbiate.

E mi è piaciuta la fine…che non ha esaltato il successo o la ricchezza, ma semplicemente la rivalsa sulle sconfitte precedenti. E’ quasi un documentario, sul rap, sulle dinamiche sociali che si creano a Detroit e sul “8 mile”. E’ un film crudo e spietato, un film incazzato, come le persone di cui parla…forse proprio come quelle di quella realtà.

“You only get one shot, do not miss your chance to blow

This opportunity comes once in a lifetime yo”

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sulla fatica per sognare…

“I sogni si realizzano; senza questa possibilità, la natura non c’inciterebbe a farne.” John Updike

E’ la frase che ho attaccato in camera mia tempo fa, chissà, forse per ricordarmelo nei momenti più neri.

E invece eccomi qua…dopo un anno dal mio ritorno da Londra a chiedermi chi me l’ha fatto fare.

Capisco in questo preciso momento della mia vita che ho un’autonomia di un anno in questo Paese.
E non è stato neanche un anno sereno.
Posso dire che tutti i miei amici che mi erano mancati lassù è valso la pena ritrovarli (con qualche eccezione, ma il 99% è rimasto intatto).
Posso dire anche, però e purtroppo, che quello che ho perso negli ultimi anni è un prezzo troppo caro da pagare.
Quello che ho perso è l’entusiasmo. E pronunciare questa parola oggi produce in me quasi un vuoto di senso.
Chi mi legge dall’apertura di questo blog può verificare la piega che ha preso negli ultimi tempi, e trovare una persona diversa. Chi riesce a notare questo può facilmente rendersi conto di come mi fa diventare questo nostro BelPaese.
Perdere l’entusiasmo non è una cosa da poco. Perdere la voglia di crederci ancora, la voglia di laurearsi al più presto perché poi farai qualcosa finalmente, l’esigenza di dare il tuo contributo per cambiare le cose che non vanno, la ricerca di un po’ di tempo per godersi quelle che vanno.
E ogni volta che parlo con chi vive all’estero (e gli amici che se ne vanno aumentano sempre di più) continuano a dirmi “perché sei ancora lì? che ci fai in Italia?Ti fai solo il sangue amaro. Vieni a Londra/Bruxelles/Parigi/Aarhus”.
Poi torno giù nel profondo sud e le persone a cui dico che è meglio che cerco lavoro “al nord” mi guardano pure male perché “poi rinneghi le tue origini”.

Non le rinnego le mie origini. Rinnegare qualcosa significa fingere di non conoscerla. Ed io purtroppo il mio Paese lo conosco fin troppo bene.
E so che sono sempre stata un’entusiasta della vita e dei sogni, sempre quella che nei gruppi continuava a sperare. L’ingenua di turno a volte, che convinceva gli altri a lottare per raggiungere i propri obiettivi, che ti diceva sempre “non mollare, prima o poi riuscirai ad ottenere quello che vuoi”.
Non era la positività la mia carta vincente, ma la caparbietà.

Ora sento che mi sto arrendendo.

La realtà è che finché non ho lavorato fuori le cose a cui aspiravo erano soltanto idee ora so che sono fatti, fatti che gli italiani non vedranno. Non ora. Non con questo Governo. Forse non in questa vita.
Fuori da qui avere 25 anni significa essere vecchi. Qui a 25 anni non ti rispondono neanche alle email.
Fuori da qui fare un tirocinio significa avere un rimborso spese. Qui fare un tirocinio significa lavorare gratis a tempo indeterminato, ed è forse l’unica cosa a tempo indeterminato che c’è.
Fuori da qui se non sai fare una cosa te la insegnano. Qui se non sai fare una cosa hai uno stipendio e sfrutti quello che lo fa gratis per te.
Fuori da qui non sei nessuno né se sei un tirocinante, né se sei il Direttore. Qui se sei il Direttore sbatti la porta in faccia anche e soprattutto a chi è meglio di te.
Fuori da qui la politica mantiene ancora un po’ del suo senso originario. Qui la politica è cabaret.

E ad ottobre me ne sono tornata in Italia perché volevo provare a fare qualcosa qui. Perché avevo ancora entusiasmo.
E ricordo una conversazione con la mia amica Londoner di adozione che mi diceva “cerca di non perdere questo entusiasmo, è una cosa che può succedere stando in Italia”.
E ricordo che ci volevo credere ancora. Così come ci voglio credere ancora adesso. L’Italia è la mia terra, che mi piaccia o no. L’italiano la mia lingua che mi piaccia o no. La domanda non è se voglio andarmene. La domanda è quando lo farò. E so che più resto qui, più mi passa la voglia di fare qualunque cosa. E so che i miei tempi si iniziano a dilatare inesorabilmente. E mi sento in ritardo e mi sento in anticipo.
Mi sembra come quando ero a Firenze e l’aula computer aveva i pc nuovi senza i software ed il nostro professore ci diceva “è come avere una Ferrari senza motore”. E so che sono passati tre anni e se torno in quell’aula i pc sono ancora senza software. Allora mi rendo conto che è il Paese a non avercelo il motore. E che è un circolo vizioso perché il motore di questo Paese siamo noi.

Ma il motore conta poco per una Ferrari se non c’è una pista su cui correre.

Se la Ferrari la guidi in città prima o poi il motore si scassa.

E noi ci stiamo scassando.

E la cosa peggiore è che i pit stop per aggiustare le nostre anime intossicate non ci sono più da un pezzo in questo BelPaese.Se ne saranno andati all’estero anche loro, chi lo sa.

Italietta insulsa

Sinceramente non capisco.

Non capisco come si possa prendere a bottigliate due ragazzi perché si stanno baciando.

http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/gay-aggrediti/gay-aggrediti-due/gay-aggrediti-due.html

E stiamo parlando di Roma…dico Roma.

Non lo capisco per il semplice fatto che questa cosa non ha senso.

Perché finché si dirà che un senso ce l’ha si ammetterà questo genere di comportamenti. Ed io non lo ammetto.

Siamo in un Paese europeo, appartenente alla Comunità Europea. Siamo nel 2009.

Ma si bruciano ancora le streghe sul rogo.

E non se ne parla come si deve. E non si fa giustizia come si deve.

Il discorso è semplice: un pazzo che ti vuole uccidere perché è un assassino va in galera per tentato omicidio; uno che ti vuole uccidere perché è razzista nei tuoi confronti (e ricordo che l’omofobia è una forma di razzismo) dovrebbe andare in galera per tentato omicidio con l’aggravante di essere omofobo.

Invece nulla… perfino Splinder mentre sto scrivendo mi segna in rosso la parola “omofobia”.
E non dimentichiamo che un anno fa la Carfagna sosteneva che “i gay non sono discriminati” (http://www.corriere.it/politica/08_maggio_19/carfagna_78f7180a-2564-11dd-9a1d-00144f486ba6.shtml)

Appunto.

Poi vi lamentate che la gente scappa dall’Italia verso la civiltà.

Mi sembra il minimo quando si vive con le bestie. [Senza offesa per gli animali.]

Link ricopiato

Non lo linko quest’articolo, lo trascrivo. Perché i lik a volte si saltano, si ingorano…questa cosa va letta, e denunciata, e condivisa….fate sapere all’Italia -almeno- che le cose vanno così…è l’unica cos che possiamo fare, almeno facciamola.

Fonte:

INFORMAZIONE LIBERA’s Notes

Abruzzo e Turismo – Un “piccolo” problema per le agenzie di viaggio: i clienti che chiedono Abruzzo Mare

Da una nostra fan:

Moltissimi hanno espresso il loro disprezzo per tutte quelle strutture che nel mese di Giugno si sono trovate costrette ad annullare la vacanza dei turisti “normali” per ospitare i terremotati dell’Aquila e provincia.
Per quanto noi agenti di viaggio cerchiamo di spiegare loro che la situazione è ancora grave, sembra che nessuno sappia nulla di quanto è accaduto.
Moltissime persone sono assolutamente prive di buon senso e umanità, a loro non importa di queste persone, trovano inaccettabile che la loro vacanza sia andata in fumo.
Sono convinti che la causa sia da attribuire a una catastrofe naturale e che loro non hanno colpa se le persone sono morte sotto le macerie.
Il disgusto che proviamo noi agenti di viaggio è immenso.
Un Tour Operator, Seven Days, ha fatto circolare via email a numerose agenzie questo comunicato che vi allego.
Come sempre gli italiani brava gente, usano il giornale per incartare il pesce inquinato.
Spero possiate condividere quanto scritto, ci terrei davvero molto.

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EMAIL SEVEN DAYS T.O.

Forse vale la pena fermarci qualche secondo per ricordare le persone di cui non si sente più parlare dai media !
Scusandomi dell’intrusione auguro a tutti voi buon proseguimento di giornata

Massimo C.

LETTERA DI UN EX RESIDENTE DELL’AQUILA

Le ho contate, dovrebbero essere una ventina circa.
Almeno una ventina di persone, conoscenti e amici che sanno quello che è
accaduto alle 3:32 del 6 aprile, ma che nell’ultima settimana mi hanno
chiesto se fossi tornato all´Aquila per preparare gli esami.
Forse mi devo scusare con loro, perchè la mia risposta ha sistematicamente
destato un pò di imbarazzo: “L’Aquila non esiste più”
“Ah già, scusami”
Ah già.
Ma è giustificabile.
Ormai le reti nazionali non parlano più del terremoto dell´Aquila, troppo
prese a parlare prima della crisi coniugale del premier, poi della crisi
economica ormai superata brillantemente dalla nostra nazione,poi della
pseudo-crisi dell´amministrazione siciliana, poi delle quotidiane crisi di
nervi di questo o quel politicante.
Queste sì che sono notizie.
E quelle rare volte che si parla ancora del terremoto dell´Aquila i toni
sono esaltanti, c´è chi lo definisce “il successo del governo”, chi
parla del “miracolo del premier”.
Si parla di ricostruzioni avvenute, di problemi risolti.
NON È VERO.
Le notizie riportate sono solo specchieti per le allodole, azioni di
facciata per mostrare un fantomatico intervento-lampo del governo.
La verità è tutt´altra.
La gente ormai da quasi due mesi vive in tenda, e lo fa sia
negli afosissimi pomeriggi dei giorni scorsi, sia nelle notti di vento e
pioggia, come questa.
E quelli che sono negli alberghi sulla costa si godono ancora per poco il
sogno di una lunga e gratuita vacanza al mare, ormai in attesa (a giorni) di
essere messi alle porte in vista dell´inizio imminente della stagione
balneare.
Di costruzioni per ora nemmeno l´ombra, perchè fino al G8 dell´Aquila si
deve lavorare per accogliere i rappresentanti delle più grandi nazioni del
mondo.
A mandare avanti la baracca ci sono i volontari della Protezione Civile, i
volontari dei Vigili del Fuoco, i volontari delle varie Associazioni di
Pubblica Assistenza, che si spaccano la schiena per mantere vivibile la
condizione ma sempre più si lamentano della scarsa presenza dello Stato,
della scarsità di fondi (3.1 miliardi in 24 anni sono BRICIOLE), dei ritardi
nei lavori (ad ora, nessuna delle promesse fatte nelle subito
successive al terremoto è stata mantenuta).
E se si lamentano di ciò i volontari che dopo una settimana tornano nelle
loro tiepide case, come direbbe Primo Levi, pensate come possono stare le
persone che una casa dove tornare non ce l’hanno affatto, che non sanno più
cos´è la privacy, che sognano una doccia dignitosa.
Non mi sembra il quadro di un successo, questo.
Non mi sembra una situazione risolta.
Lo scopo di questa mail è solo ricordare a tutti che non sentire più notizie
in tv non vuol dire che ora tutto sia tornato alla normalità.
RICORDATELO: L’EMERGENZA NON È FINITA.
Ti chiedo di inviare almeno a qualcuno questo messaggio.Se non lo farai non
ti accadrà nulla di male, se lo farai non avrai soldi o amori stucchevoli.
…ma solo, nel frastuono del niente quotidiano occorrono tante piccole
grida per ricordare cos’è un briciolo di dignitosa umanità.

Grazie di cuore

Un ex-residente all’Aquila

Roberto C.