Fenomenologia dei passeggeri…

Controllore: “QUI NON SEI AL PAESE TUO, QUANDO SALI SUL TRENO DEVI VENIRMI A CHIAMARE SE IL BIGLIETTO NON è QUELLO GIUSTO, CAPITO?”

Viaggiatore: “No”

Controllore: “Non hai capito?? E quello è il problema! Ah, ma adesso è finita la pacchia…adesso tutti a casa!”

La Lega in Italia alle ultime elezioni ha sbancato il botteghino “perché gli italiani hanno paura degli immigrati”, dicono.

E questa affermazione non è soltanto una cosa scontata, un dato di fatto per molti, la storia degli immigrati è un film. Un film senza trama però, uno di quei panettoni di Natale così scontati che ormai non fanno più ridere da parecchio tempo, ma che nonostante ciò, sbancano al botteghino.

Appunto.

L’immigrato pericoloso non esiste più. Anzi, non è mai esistito. Esiste l’immigrato uomo, che se lo fai incazzare, giustamente, si incazza. Esiste la diversità culturale che va capita senza essere giudicata. E capendola si può imparare molto su quello che ancora non sappiamo noi. “Questi indiani sono retrogradi” sento sull’autobus. E intanto l’India è tra i primi produttori di ICT al mondo e noi stiamo ancora qui a chiederci se funziona meglio un Apple o un pc, un mp3 o un Ipod. Intanto in India hanno depenalizzato l’omosessualità e da noi spostano il gaypride a Genova perché Roma è la capitale della cristianità .

Intanto l’India è stato il Paese di Gandhi e il nostro quello di Mussolini.

Ma i pregiudizi aiutano a vivere meglio a quanto pare nella nostra meravigliosa italietta razzista e ridicola.

Perché noi pensiamo di avere la democrazia in mano, invece. Pensiamo di essere superiori in quanto democratici e pertanto votiamo il Partito che faccia tornare “tutti a casa”.
Senza renderci conto che il razzismo non è solo nei confronti del diverso di un altro continente, ma nei confronti del diverso in generale. Per questo non ci si stupisce neanche più quando ci si trova davanti il video di un europarlamentare che insulta i napoletani “perché puzzano”. Eppure non c’è una regione di Italia in cui i napoletani non guidino gli autobus, insegnino nelle scuole, o lavorino negli ospedali. Eppure anche i napoletani (ebbene si) servono lo Stato e allo Stato.

“Non c’è America senza i neri e non c’è mondo moderno senza America” scrive Lorenzo Chrerubini nello speciale dedicato a Michael Jackson su Internazionale di questa settimana. E l’America resta comunque un grande Paese ancora oggi. Il nostro, forse, non lo diventerà. Almeno finché i veri “retrogradi” continueremo ad essere noi stessi.

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