Un libro assurdo che è impossibile smettere di leggere…ti travolge, riesce a portarti dove dice lui, quando dice lui, senza annoiare mai. E finora non ho ancora trovato una descrizione di un amplesso più precisa e bella di quella che si trova in queste pagine..
non sarà stato una donna Ammaniti in un’altra vita??!

"Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti

Grazie a chi me l’ha prestato 😉

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Scusate..non è il genere di musica che ascolto, ma questa canzone non posso non postarla…poi chi vuol capire capisca!!

Alghero
-Giuni Russo-

Musica, è come musica
Il desiderio regna nella mente
E parto senza voglia di tornare
Musica, è come musica
La smania che mi prende di vestirmi da sirena
E’ come una visione magica
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere, non lo deve sapere
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere che
Voglio andare ad Alghero
In compagnia di uno straniero
Su spiagge assolate
Mi parli in silenzio
Con languide occhiate
Voglio andare ad Alghero
In compagnia di uno straniero
Le corse sfrenate
Su moto cromate
Di sera l’estate
Che scandalo da sola ad Alghero
Da sola ad Alghero
Con uno straniero
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere
Musica, la sabbia è musica
Cristalli scintillanti sulla pelle
Che colorano un tramonto caldo e mitico
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere, non lo deve sapere
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere che
Voglio andare ad Alghero
In compagnia di uno straniero
Su spiagge assolate
Mi parli in silenzio
Con languide occhiate
Sono ancora ad Alghero
In compagnia dello straniero
Le corse sfrenate
Su moto cromate
Di sera l’estate
Che scandalo da sola ad Alghero
Da sola ad Alghero
Con uno straniero
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere
Mia madre non lo deve sapere
Non lo deve sapere, non lo deve sapere
Che scandalo da sola ad Alghero
Da sola ad Alghe-Alghero
Che scandalo da sola ad Alghero
Con uno straniero
Alghero

Carlos Drummond de Andrade

Di tutto èrimasto un poco,
Della mia paura. Del tuo ribrezzo.

Dei gridi blesi. Della rosa
è rimasto un poco.

È rimasto un poco di luce
captata nel cappello.
Negli occhi del ruffiano
è restata un po’ di tenerezza
(molto poco)

Poco è rimasto di questa polvere
che ti coprì le scarpe
bianche. Pochi panni sono rimasti,
pochi veli rotti,
poco, poco, molto poco.

Ma d’ogni cosa resta un poco.
Del ponte bombardato,
delle due foglie d’erba,
del pacchetto
– vuoto – di sigarette, è rimasto un poco

Che di ogni cosa resta un poco.
È rimasto un po’ del tuo mento
nel mento di tua figlia.

Del tuo ruvido silenzio
un poco è rimasto, un poco
sui muri infastiditi,
nelle foglie, mute, che salgono.

È rimasto un po’ di tutto
nel piattino di porcellana,
drago rotto, fiore bianco,
di rughe sulla tua fronte,
ritratto.

Se di tutto resta un poco,
perché mai non dovrebbe restare
un po’ di me? Nel treno
che porta a nord, nella nave,
negli annunci di giornale,
un po’ di me a Londra,
un po’ di me in qualche dove?
nella consonante?
nel pozzo?

Un poco resta oscillando
alla foce dei fiumi
e i pesci non lo evitano,
un poco: non viene nei libri.

Di tutto rimane un poco.
Non molto: da un rubinetto
stilla questa goccia assurda,
metà sale e metà alcool,
salta questa zampa di rana,
questo vetro di orologio
rotto in mille speranze,
questo collo di cigno,
questo segreto infantile…
Di ogni cosa è rimasto un poco:
di me; di te; di Abelardo.
Un capello sulla mia manica,
di tutto è rimasto un poco;
vento nelle mie orecchie,
rutto volgare, gemito
di viscere ribelli,
e minuscoli artefatti:
campanula, alveolo, capsula
di revolver… di aspirina.
Di tutto è rimasto un poco.
E di tutto resta un poco.
Oh, apri i flacone di profumo
e soffoca
l’insopportabile lezzo della memoria.

Ma di tutto, terribile, resta un poco,
e sotto le onde ritmate,
e sotto le nuvole e i venti
e sotto i ponti e sotto i tunnel
e sotto le fiamme e sotto il sarcasmo
e sotto il muco e sotto il vomito
e sotto il singhiozzo, il carcere, il dimenticato
e sotto gli spettacoli e sotto la morte in scarlatto
e sotto le biblioteche, gli ospizi, le chiese trionfanti
e sotto te stesso e sotto i tuoi piedi già rigidi
e sotto i cardini della famiglia e della classe,
rimane sempre un poco di tutto.
A volte un bottone. A volte un topo.