La nostra Italia

Se c’è una cosa che non mi stupisce di questa nostra "splendida" Italia è tutto quello che ho appena letto in questo articolo  di Lisbeth Davidsen.
Un’Italia burocratica e chiusa; medievale e ferma, bigotta e coraggiosa.
Burocratica perché per riempire un modulo pur avendo tutti i dati alla mano ti ci vogliono almeno tre giorni.
Chiusa perché si continua a pensare ai problemi dei politici piuttosto che a quelli dei cittadini.
Medievale perché c’è la mafia nonostante ci siano stati Falcone e Borsellino.
Ferma perché non c’è innovazione nonostante ci siano stati Marconi e Galilei, Volta e Da Vinci.
Bigotta perché i gay sono considerati "esseri" "anormali" e "deviati mentali" che agiscono contro natura da chi si ritiene perfino tollerante e contro ogni discriminazione.
Coraggiosa per tutte le persone che continuano a combattere contro tutto questo.

Se c’è una cosa che non mi stupisce di questa "splendida" città in cui vivo è la sua capacità di far finta di niente nonostante i problemi che la devastano quotidianamente dall’interno. Perché è di gran lunga più facile ignorare un problema che cercare di risolverlo.

Non mi stupisce, mi fa incazzare e basta.

Se c’è una cosa che invece mi stupisce è sapere che ci sono persone come me che si incazzano ancora per queste cose. 
Si incazzano e partono. Si incazzano e restano. In entrambi i casi si incazzano.
In entrambi i casi cercano di cambiare un po’  questo triste teatrino.
E meno male che qualcuno di quelli che restano sopravvive.
E meno male che qualcuno di quelli che partono torna.
Altrimenti di questo triste teatrino resterebbe soltanto una scenografia malandata.

Invidia

Beh, come sempre anche nell’ultimo articolo Alberoni ha fatto centro. Cos’è l’invidia se non la mancanza di gioia per un’altra persona quando questa fa qualcosa di buono per entrambi? Cos’è l’invidia se non il cercare a tutti i costi di far cadere una persona convincendola che non è all’altezza di quello che sta facendo? E’ qualcosa di subdolo e bastardo. Qualcosa che ti lascia sempre il segno perché brucia davvero tanto. Qualcosa che puoi soltanto combattere, perché fingere che non esista o che non ti dia fastidio non fa altro che peggiorare la situazione.

Bagnetto con le paperelle…in mare!

Avete presente le paperelle di gomma gialle, quelle che da piccoli vi mettevano nella vasca per fare il bagnetto prima della nanna?? Beh, a quanto pare circa 15 anni fa, stufe di restare segregate nelle vasche da bagno, hanno fatto il loro colpo di testa e si sono decise a fuggire verso la libertà! Dopo la storia della balena nelle acque del Tamigi, infatti, è l’ Inghilterra ad essere nuovamente protagonista di strani avvistamenti "marini"…lo sbarco delle paperelle è previsto proprio in questi mesi e in quelle zone, per cui, se le vostre vacanze prevedono un giro per le coste inglesi, tenete gli occhi ben aperti… trovarne una potrebbe farvi guadagnare 100 dollari!

Seoul e il potere nelle strade

Eh, già…il sociologo Joshua Meyrowitz scriveva : “oggi un bambino conosce il mondo senza aver mai avuto il permesso di attraversare la strada” grazie, ovviamente, alla tv e alla "mitica" comunicazione.
Ma questo discorso è davvero valido sempre?
Me lo chiedo perché oggi spulciando un po’ il sito dell’Economist, ho letto quest’articolo su  Seoul e le sue strade e confesso che sono rimasta parecchio stupita… soprattutto quando il giornalista scrive:
"
Socially, then, in Seoul, I am reduced to the role of a four-year-old. I have to be driven everywhere".
Possibile?

Possibile che esistano luoghi in cui non soltanto un bambino non conosce affatto il mondo prima di uscire di casa, ma non conosce neanche la sua città (in senso spaziale) visitandola, e non potrà dare un nome ai luoghi in cui avrà vissuto neanche quando sarà adulto? Si, possibile… semplicemente perché i luoghi a Seoul un nome non ce l’hanno…
E qui si potrebbe fare un discorso molto lungo sul linguaggio e sull’importanza di dare un nome alle cose per ammetterne l’esistenza, ma non so fino a che punto vale la pena parlarne.
Piuttosto mi chiedo: perché (domanda retorica) lasciare le strade senza nomi? Forse perché  è più facile controllare gli spostamenti delle persone, turisti curiosi  e  giornalisti compresi?
Ancora una volta il potere si esprime attraverso l’omissione volontaria di informazioni necessarie…
Ancora una volta un popolo socialmente dipendente dalle scelte delle proprie autorità…

Sono solo domande queste, solo supposizioni che non valgono molto, e, in fondo, è giusto così.
Chi, come me, non vive quella situazione  può solo cercare di capirla facendosi delle domande e non fermandosi alla prima impressione…sapendo che ci sono acque in cui devi immergerti per poterne conoscere la temperatura.
E che anche se dopo un tuffo del genere sarai un po’ più bagnato di prima, prima di asciugarti,
prima di dare giudizi azzardati e dimenticarne la provenienza, dovresti ricordarti (e raccontare)  sempre di chi sott’acqua continuerà a vivere.