Svegliarsi con una dedica…

Oh, se’ tu questo raggio di sole
sfuggito ad una nuvola,
che tiepido t’adagi sul mio corpo
ancora abbandonato al piacevole sonno,
e la tua intensità crescente avverto
di qua delle mie palpebre ancora non schiuse,
e par che dica: “peregrino su questa terra,
il passato è dimenticato e
l’avvenire ci è ignoto,
il tuo presente è questo..deh, afferralo!
Impossessatene..come io ti ho rapito pocanzi dal sonno!”?

 Grazie…

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La maledizione del posto…

Passiamo la vita a cercare posto.

Posto nei parcheggi, posto in biblioteca o ai computer, posto in una fila qualunque di un qualunque negozio, dal supermercato alla profumeria.

E poi posto inteso come lavoro, "il posto fisso" che non esiste più, quello "che ti sistemi per tutta la vita", e ci accontentiamo di quello ballerino, almeno per ora, almeno finché non troviamo quello indeterminato di posto

Anche per innamorarci cerchiamo posto.
Posto libero nel cuore della persona che amiamo, o un po’ di spazio per far posto a chi è innamorato di noi.

Insomma non è un caso se oggi invece di chiederci "come va?" ci chiediamo "tutto a posto?".

E certo che non è un caso…

Tutto.
Deve essere.
Al suo.
Maledetto.
Posto.

Noi compresi. Il nostro posto in società, il nostro ruolo diventa inscindibile da tutte queste cose.
Anche dal parcheggio? Anche dal parcheggio, sì. 
Ne  "Il Rotomostro" di Grazzini c’erano pagine interminabili che spiegavano come il più alto in grado avesse il posto migliore per la macchina e l’ultimo redattore arrivato dovesse invece combattere contro i divieti e le multe delle strade di Milano.

Dicevo: Tutto al suo maledetto posto.
Ed ovviamente non è mai così.

E non si tratta della solita favoletta dell’ordine contro il chaos ed evviva il chaos creativo.
Perché noi quel posto nel parcheggio, di lavoro, al supermercato, in società, lo vogliamo. Anzi, investiamo ora per averlo poi.
Il problema è che è un modo di pensare che ci hanno inculcato le generazioni precedenti alle nostre.
Il problema è che ormai non c’è più niente, e dico niente, di fisso.
E quello che non è un problema è che tutto questo in realtà: non è un problema.
E non deve esserlo.
Finché lo sarà continueremo a pretendere cose che non appartengono a questa società.
Finché lo sarà continueremo a trovare la macchina rigata da uno a cui probabilmente abbiamo
fregato il posto.
Finché lo sarà chi non è più in grado di fare il proprio lavoro continuerà a pretendere di farlo pur di mantenere il posto.

Mentre aspettiamo che le cose cambino…possiamo sempre accontentarci dei colpi di fortuna.

‘Identificazione di una donna’

Credo di non essermi mai addormentata mentre guardavo un film che avevo scelto io di vedere.detto questo. La sceneggiatura, ogni singola battuta del film è pura poesia. La colonna sonora-per metà di gianna nannini e per l’altra metà di piano solo- è piena di senso. Per il resto,sarà stato il vino, l’ora,o la lunghezza delle scene…io ho dormito. E a giudicare dal finale che più che un finale era un’interruzione,ho fatto bene. Se lo rivedro sarà soltanto per rispetto di Antonioni.