Ferrara Internazionale

Sono tornata da Ferrara due giorni fa, ma soltanto ora ho un po’ di tempo per descriverne le sensazioni.
No, non è sbagliato in italiano: descriverNE le sensazioni. Non le mie sensazioni, quelle della città.
Non perché abbia la presunzione di voler spacciare per verità una mia opinione, appunto, è soltanto la mia opinione.
E penso che Ferrara dal 5 al 7 ottobre 2007 abbia vissuto uno shock emotivo fortissimo.
Se le persone presenti in questi tre giorni siano state esattamente 17.000 non posso dirlo.
Io ne ho viste tante. E Ferrara anche.
Questa città estense, situata sul Po e praticamente quasi in Veneto, così seria ed elegante, è stata presa letteralmente in contropiede dalla folla di Internazionaleaferrara.
Tre giorni intensissimi, pieni di informazioni, grandi nomi, mostri sacri del giornalismo internazionale.
Tre giorni di full immersion in un mondo che conosciamo sempre meno perché sempre più complesso.
Ferrara era sconvolta. Piacevolmente sconvolta nel vedere ragazzi, soprattutto ragazzi, affollare le strade con in mano una bandierina gialla, testimonianza orgogliosa della loro presenza ad almeno uno degli eventi proposti.
E sorrideva, Ferrara, nel notare quanta passione c’era negli occhi di quelle persone che pur di seguire le conferenze assediavano i cinema, facevano ore ed ore di fila e sedevano a terra.
Gente dovunque. Per Saviano una fila chilometrica che per metterti in coda dovevi prendere la parallela della strada che portava al cinema, altrimenti non riuscivi a passare.
Saviano. A Ferrara. Già: si poteva quasi (e il mio quasi è ironico) dedurre che anche per la camorra/gomorra a Ferrara (quasi  Veneto) c’è interesse.
Si poteva quasi  dedurre che forse se tutte quelle persone assediavano strade, cinema, librerie e bar è perché tutta quella gente è forse quasi curiosa, per non dire affamata, di informazione. Pardon, di Informazione. Un tipo di informazione che va oltre i pregiudizi, che fa lo slalom tra gli stereotipi del nostro tempo, che non cerca di diffondere verità assolute, ma fa una cosa magica: cerca di farti continuare a cercare informazione.
E’ quel tipo di informazione di cui ha parlato, tra tutti, anche Elif Shafak (Ferrara se ne è praticamente innamorata) quando si riferiva al dovere dei cittadini di "aprire la propria mente al diverso" quando ha detto che il problema non è il diverso da noi, perché il diverso da noi può farci soltanto crescere, e tante altre cose stupende che non si possono scrivere dopo averle ascoltate a bocca aperta.
Quella di Internazionale e dei suoi giornalisti è un tipo di informazione che ti lancia in una spirale senza fine di curiosità mista a passione in un modo talmente bello da farti sentire in debito con quei giornalisti/scrittori.
E questo debito siamo andati a scontarlo proprio dal 5 al 7 ottobre. Chi non c’era se n’è pentito. Chi c’era ha rimpianto quei giorni appena ha acceso il televisore dopo essere tornato a casa.
Ferrara lo sa. Ferrara se n’è accorta.

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