E anche questa è l’Italia

Che l’Italia è strana, penso lo continuerò a ripetere all’infinito, soprattutto in quanto cittadina di questo strano Paese.
Fatto sta che ci sono modi e modi di raccontare un incontro con un politico e poiché di cose alle conferenze ne succedono tante io ci provo a raccontarne un po’.

L’incontro è quello di oggi pomeriggio con Walter Veltroni.
Le cose strane sono le più svariate affermazioni che gli spettatori delle conferenze fanno mentre il politico di turno parla.

Verso la fine dell’argomento Alitalia, dopo che per circa 20 minuti Veltroni ribadiva la questione finanziaria grave della compagnia, l’esigenza di chiamare un advisor che ne delineasse problemi e soluzioni per poterne creare le condizioni di vendita,  la mia attenzione viene catturata  dall’esclamazione di un signore accanto a me, che a voce anche abbastanza alta esclama: "Ma checenefotteannoi dell’Alitalia?".
Evvai, evviva l’imprenditoria italiana. Evviva l’interesse per la nostra economia.
E anche questa è Italia.

Chiuso l’argomento compagnie aeree si passa alla formazione del Partito Democratico.  Impossibilitata all’ascolto  dai miei precedenti "vicini" mi sposto più avanti per poterci capire qualcosa di quello che succederà nei prossimi mesi. Nuovo posto, nuovo vicinato. Ovviamente un altro signore, questa volta  un tizio distinto in giacca e cravatta,  con forte accento siciliano  esclama a voce alta al suo amico: " Ecccerto che non lo voto,  neanche se mi paga". Ovviamente l’amico  gli chiede "Ma come? Finora  facevi segno di si con la testa mentre parlava?" e lui "Che c’entra? Se poi m’inquadddrrano in televisione che figura ci faccio a dire di no?".
Ancora una volta evviva. Evviva la Tv che ha sempre la meglio su tutto, anche sull’apparente spontaneità delle annuizioni.
Ancora una volta anche questa è Italia.

Mentre sto per andare via mi fermo a guardare un giornalista locale che intervista un ragazzo per chiedergli il suo parere sul convegno.
Domanda "ti ha convinto Veltroni con i suoi discorsi?"
Mi avvicino per sentire la risposta. Il siciliano alla mia destra (vedi sopra) mi ha appena calpestato il piede e me lo ritrovo davanti che inizia a parlare in siciliano stretto. Il tempo di sfoderare il sorriso a 45 denti di chi da una parte bestemmia per il dolore e dall’altra non capisce assolutamente nulla di quello che le stanno dicendo, e mi rigiro.
Troppo tardi. Giornalista impomatato, cameraman e intervistato erano spariti.
Non so cosa si siano detti. Ma so che il piede mi fa ancora male.
Per una volta un po’ di sano amor proprio. Ecchissenefrega dell’intervistato.
E anche questa è l’Italia.

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