Grande esempio di televisione stasera su raiuno…Adriano Celentano è stato davvero MITICO…

Scenografia spettacolare, montaggio video curato nel minimo dettaglio, argomenti trattati: “rock”. E non nel senso di musica (o almeno non soltanto), ma nel senso di discorsi fuori dagli schemi, o se non altro fuori dagli schemi degli ultimi tempi. Oggi per la prima volta in Italia dopo tanto tempo mi sono fermata a guardare la tv con curiosità, e senza quella sensazione di schifo e compassione che mi perseguita ogni volta che guardo un tg, ho sentito dire pubblicamente le cose che sfiorano la mia mente almeno per un secondo ogni giorno. Quelle riflessioni tra parentesi che nascono nelle situazioni più assurde, quando pensi a  quello che vorresti cambiare del mondo, dell’Italia, della tua città, del tuo quartiere, della tua università, o anche soltanto della tua camera. E se è vero che quando pensiamo queste cose a volte ci sentiamo un po’ in forse, un po’ pazzi e anche un po’ egocentrici perché crediamo (non senza un velo di amarezza) che “nessuno la pensa così”, se tutto questo è vero oggi per la prima volta davanti alla tv non mi sono sentita pazza, le mie speranze e mie sogni non mi sono sembrati né stupidi, né incomprensibili al prossimo. Credo che anche se spesso i sogni sembrano irraggiungibili, l’importante sia investire in essi, pensare a vivere la nostra vita cercando di farli avvicinare almeno un po’ di più. E dopo una giornata di piccoli disastri burocratici, un pranzo che mi mancava da tempo, un pomeriggio in biblioteca a studiare, un’ora di supermercato e una corsa sotto la pioggia con le buste della spesa, dopo essere tornata a casa distrutta e aver infilato le pantofole, trovare in tv qualcuno che “nonostante tutto” continua a crederci…quel sogno irraggiungibile me lo fa sembrare già un po’ più vicino.

Grazie Adriano…. E GRAZIE LIGA!!! (non potevi mancare!)

Credo che l’adolescenza si porti dietro ben 3 fasi di crisi… durante la prima, dopo il confronto con gli altri, ci sentiamo piccoli e inutili. Nella nostra testa una domanda ci assilla: “perché non sono come loro?” la voglia di essere “così” (che poi non esiste un vero “così”, ognuno è se stesso punto e basta) è così forte da generare veri e propri complessi..ci sentiamo incapaci, impotenti, e soprattutto molto, ma molto incazzati perché non riusciamo a spiegarci cosa sta succedendo.

Superato questo stadio (quando capiamo che per superare la crisi basta avvicinarsi agli altri e capire che non hanno niente in più di noi) si passa alla seconda fase, quella del “nessunovuoleuscireconmesonosoloal
mondonessunomicapiscecheschifolavita” in cui ci sentiamo “esclusi”.
Sappiamo chi sono gli altri, ma inspiegabilmente non facciamo parte del loro gruppo, con la conseguenza terribile di non avere nessun gruppo, e, cosa ancora peggiore, ci sentiamo “incapaci” (termine molto usato durante la nostra adolescenza) di avere un gruppo. La vita ci sembra una prigione, tutti escono, tutti si divertono e noi a casa a piangere sul perché non siamo così.

Un bel giorno scopriamo che per frequentare il tanto ambito gruppo, basta…frequentarlo! Così iniziamo ad uscire, ci divertiamo, siamo contenti (perché il termine “felice” è censurato dai 15 ai 19 anni) finalmente possiamo dire che abbiamo una “vita sociale” (cosa che, sempre a quell’età, corrisponde più o meno a vomitare rhum e pera sotto un portone alle 4 del mattino!), MA (c’è sempre un ma) si passa alla terza fase e cioè del “quanto me ne importa delle persone che frequento?NULLA…quanto importa di me alle persone che frequento?NULLA…conclusione: non ho Amici”. Di tutte le paranoie questa credo sia quella più utile, perché di persone con cui uscire a bere una birra ne troveremo davvero tante, ma quelle che ci sanno stare accanto, che ci capiscono, ci amano e ci apprezzano per quello che siamo e non per il lato simpatico (a volte di facciata) che vogliamo mostrare, beh quelle persone sono rare, avere la loro amicizia e il loro appoggio è un dono che non va sprecato, ma coltivato.

C’è una domanda che ricorre in tutte e tre le fasi dell’adolescenza e in quelle di tutta la vita credo, perché non smettiamo mai di porci questa domanda: “Come si fa a crescere?” la ricetta non c’è. Ma so, per esperienza, che la vita è fatta di scelte. Quelle scelte che ti si buttano addosso all’improvviso levandoti l’aria, quelle decisioni bastarde che ti mettono in dubbio gli ultimi tre anni della tua vita. Quei momenti in cui persino scegliere di che colore vestirti diventa un dramma… credo che crescere significhi scegliere. Che non necessariamente significa scegliere bene, ma di sicuro non scappare. Non far scegliere al tempo, non far scegliere agli altri, non far scegliere al destino. Scelta è potere, e assumersi la responsabilità di prendere in mano la propria vita e il proprio futuro senza sapere assolutamente dove ci porterà, è il primo grande segno che siamo già più grandi, che abbiamo smesso di lasciarci trascinare dal vento per camminare da soli.

Strano ieri sera rivedere quel megaconcerto raggomitolata nel letto… quasi non credevo di essere la stessa scalmanata che saltava al concerto… wow… rivedere Mauro Pagani suonare è stata un’emozione intensa. Ma, come al concerto, anche ieri sera c’era un’amica che mi teneva la mano per dirmi "lo so cosa provi, ma non sei da sola". Stamattina il sole batte forte, cosa molto strana visto il mese e il freddo cane che faceva ieri sera mentre correvo a casa per rivedere il concerto in tv…mi sono data esattamente 8 giorni (a partire da oggi) per preparare un esame di ben (ho scoperto da poco) 4 libri+dispense….devo ammettere che se continuo a passare le giornate a suonare come sto facendo da circa due giorni non credo che riuscirò a darlo…per questo ascolto Lorenzo… almeno con la sua spettacolare "Salvami" mi mette voglia di cambiare il mondo, di spaccare tutto, e quindi cosa faccio??? studio . E vabbè, ieri a cena dalla "zia" mi sono sentita a casa, anche se abbiamo visto il dvd di "coffee and cigarettes" di cui mi dispiace, ma non abbiamo davvero capito né il senso né tantomeno se c’era davvero qualcosa da capire… diceva bene la "zia", sembrava di vedere "waiting for Godot", ma con tutto il rispetto per Jim Jarmusch…di Beckett ce n’è soltanto uno.

Canzone del giorno:
"Certe Notti"
Luciano Ligabue

Certe Notti la macchina è calda e dove ti porta lo decide lei.
Certe notti la strada non conta e quello che conta è sentire che vai.
Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei.
Certe notti somigliano a un vizio che non voglio smettere, smettere mai.
Certe notti fai un po’ di cagnara che sentano che non cambierai più.
Quelle notti fra cosce e zanzare e nebbia e locali a cui dai del tu.
Certe notti c’hai qualche ferita che qualche tua amica disinfetterà.
Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà.
E si può restare soli, certe notti qui, che chi s’accontenta gode, così così.
Certe notti o sei sveglio, o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi. Certe notti ti senti padrone di un posto che tanto di giorno non c’è.
Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te.
C’è la notte che ti tiene tra le sue tette un po’ mamma un po’ porca com’è.
Quelle notti da farci l’amore fin quando fa male fin quando ce n’è.
Non si può restare soli, certe notti qui, che se ti accontenti godi, così così.
Certe notti son notti o le regaliamo a voi, tanto Mario riapre, prima o poi.
Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui, certe notti….
Certe notti sei solo più allegro, più ingordo, più ingenuo e coglione che puoi
quelle notti son proprio quel vizio che non voglio smettere, smettere, mai.
Non si può restare soli, certe notti qui, che chi s’accontenta gode, così, così.
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai, ci vediamo da Mario prima o poi.
Certe notti qui, certe notti qui, certe notti qui.

Impressioni degli ultimi 2 giorni..mi sento così piena e felice per le emozioni che ancora una volta la mia città di origine è riuscita a regalarmi, che tra poco esplodo.. Mi guardo dall’esterno e mi vedo raggiante.. questa città ha il potere di farmi scontrare sempre con la me stessa che vive lontano da qui. Ogni volta che torno a casa e rivedo i miei genitori, mia sorella e i miei amici di una vita riesco a fermarmi e a pensare a cos’è cambiato…
Tanto per cominciare stavolta..ho i calli sulle dita. Dopo ben sei anni ho DI NUOVO i calli sulle dita e chi mi conosce sa quanto i "calli della musica" possano rendermi felice, riuscire a suonare di nuovo mi manda al settimo cielo. E poi lui… girare insieme per le strade in cui siamo cresciuti, vedere i cambiamenti di questa città al suo fianco e commentarli insieme, mangiando pop-corn. Ritornare nei nostri luoghi, nei nostri ricordi e continuare a crescere e a confrontarci.Amici che conosco da vent’anni e altri che conosco da due… alcuni mi chiamano e altri no, alcuni non si ricordano neanche il mio viso, altri si ritagliano del tempo per salutarmi…"anche solo dieci minuti". Sai che non basteranno mai per raccontarsi, per parlare, neanche per vedere un film insieme, ma lo fai, fai di tutto per raccogliere quei 600 secondi dal tuo albero del tempo, per poter rivivere almeno per quegli attimi la corporeità dell’amicizia che la lontananza non riesce a colmare, quell’abbraccio, quella carezza, quel buffetto sulla spalla. 600 secondi con una persona valgono di più di miliardi di parole e di milioni di film, perché quando lo spazio vi separerà di nuovo non sarà la sua voce a mancarti, né i suoi commenti, ma la sua presenza.Quel suo strano modo di salutarti con un sorriso, i suoi occhi lucidi e l’imbarazzo sul suo volto per una domanda troppo personale. Grazie a tutti quelli che mi hanno dedicato quei dieci minuti, e anche a chi ci ha semplicemente provato.

giovedì, 13 ottobre 2005

La frase più bella di oggi:
"Mi ringrazi stando bene"