Credo che l’adolescenza si porti dietro ben 3 fasi di crisi… durante la prima, dopo il confronto con gli altri, ci sentiamo piccoli e inutili. Nella nostra testa una domanda ci assilla: “perché non sono come loro?” la voglia di essere “così” (che poi non esiste un vero “così”, ognuno è se stesso punto e basta) è così forte da generare veri e propri complessi..ci sentiamo incapaci, impotenti, e soprattutto molto, ma molto incazzati perché non riusciamo a spiegarci cosa sta succedendo.

Superato questo stadio (quando capiamo che per superare la crisi basta avvicinarsi agli altri e capire che non hanno niente in più di noi) si passa alla seconda fase, quella del “nessunovuoleuscireconmesonosoloal
mondonessunomicapiscecheschifolavita” in cui ci sentiamo “esclusi”.
Sappiamo chi sono gli altri, ma inspiegabilmente non facciamo parte del loro gruppo, con la conseguenza terribile di non avere nessun gruppo, e, cosa ancora peggiore, ci sentiamo “incapaci” (termine molto usato durante la nostra adolescenza) di avere un gruppo. La vita ci sembra una prigione, tutti escono, tutti si divertono e noi a casa a piangere sul perché non siamo così.

Un bel giorno scopriamo che per frequentare il tanto ambito gruppo, basta…frequentarlo! Così iniziamo ad uscire, ci divertiamo, siamo contenti (perché il termine “felice” è censurato dai 15 ai 19 anni) finalmente possiamo dire che abbiamo una “vita sociale” (cosa che, sempre a quell’età, corrisponde più o meno a vomitare rhum e pera sotto un portone alle 4 del mattino!), MA (c’è sempre un ma) si passa alla terza fase e cioè del “quanto me ne importa delle persone che frequento?NULLA…quanto importa di me alle persone che frequento?NULLA…conclusione: non ho Amici”. Di tutte le paranoie questa credo sia quella più utile, perché di persone con cui uscire a bere una birra ne troveremo davvero tante, ma quelle che ci sanno stare accanto, che ci capiscono, ci amano e ci apprezzano per quello che siamo e non per il lato simpatico (a volte di facciata) che vogliamo mostrare, beh quelle persone sono rare, avere la loro amicizia e il loro appoggio è un dono che non va sprecato, ma coltivato.

C’è una domanda che ricorre in tutte e tre le fasi dell’adolescenza e in quelle di tutta la vita credo, perché non smettiamo mai di porci questa domanda: “Come si fa a crescere?” la ricetta non c’è. Ma so, per esperienza, che la vita è fatta di scelte. Quelle scelte che ti si buttano addosso all’improvviso levandoti l’aria, quelle decisioni bastarde che ti mettono in dubbio gli ultimi tre anni della tua vita. Quei momenti in cui persino scegliere di che colore vestirti diventa un dramma… credo che crescere significhi scegliere. Che non necessariamente significa scegliere bene, ma di sicuro non scappare. Non far scegliere al tempo, non far scegliere agli altri, non far scegliere al destino. Scelta è potere, e assumersi la responsabilità di prendere in mano la propria vita e il proprio futuro senza sapere assolutamente dove ci porterà, è il primo grande segno che siamo già più grandi, che abbiamo smesso di lasciarci trascinare dal vento per camminare da soli.

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